Benvenuti sul sito dell'Associazione Etica e Sport

Etica e Sport è una Associazione di cultura sportiva nata del 2014 come ideale prosecuzione di vari progetti che a partire dal 2006 hanno caratterizzato il nostro territorio: dalla Carta degli Intenti adottata dal comitato organizzatore dei XX Giochi Olimpici di Torino, primo documento sulla responsabilità sociale dello sport, al progetto Sport Pulito e Calcio Domani.

Conoscici meglio
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Profilo

L’Associazione Etica e Sport è una Associazione di cultura sportiva nata nel 2014 come ideale prosecuzione di vari progetti che a partire dal 2006 hanno caratterizzato il nostro territorio: dalla Carta degli Intenti adottata dal comitato organizzatore dei XX Giochi Olimpici di Torino, primo documento sulla responsabilità sociale dello sport. Al progetto Sport Pulito e Calcio Domani, due campagne della Regione Piemonte. Progetti curati da Rinaldo Bontempi, Maurizio Laudi, Pierpaolo Maza e Giorgio Viglino, Roberto Ceschina.

Nel 2010 a seguito della prematura scomparsa di Rinaldo Bontempi, nell’ambito delle attività della Fondazione 20 marzo 2006 viene istituito il Premio Etica e sport prima titolato al solo Rinaldo Bontempi e poi dal 2011 anche allo scomparso Maurizio Laudi.

Successivamente a seguito del ridefinito ruolo della Fondazione 20 marzo le attività vengono proseguite dall’Associazione Etica e Sport presieduta da Giorgio Viglino.

L’Associazione si richiama ai contenuti del Libro Bianco per lo sport dell’UE che annovera tra i suoi indirizzi “….migliorare la salute pubblica attraverso l’attività fisica, unire le forze per combattere il doping, rafforzare il il ruolo dello sport nel campo dell’istruzione e della formazione, promuovere il volontariato e la cittadinanza attiva attraverso lo sport, utilizzare il potenziale dello sport per l’inclusione sociale, l’integrazione e le pari opportunità,

rafforzare la prevenzione e la lotta contro il razzismo e la violenza, promuovere lo sviluppo sostenibile, la dimensione economica dello sport, creare una base più sicura per gli aiuti pubblici allo sport”.

Prendendo spunto da questi contenuti con il sostegno della Regione Piemonte viene redatta la Carta Etica dello Sport Piemontese e successivamente il Decalogo dello Sport Etico destinato agli alunni delle scuole.

La Carta Etica viene sottoscritta da oltre 170 Comuni piemontesi e oltre 1.500 atleti e dirigenti.

La Carta Etica ha numerosi sostenitori, tra questi il Prof. Marco Vincenti dell’Università di Torino, i giornalisti Claudio Arrigoni, Federico Calcagno, Luca Rolandi, Darvin Pastorin, Stefano Tallia, il campione Piero Gros, Alfredo Trenatalange, Chiara Laudi, Valentino Castellani, Massimo Pianotti, Roberto Ceschina, Simona Zamboni.

Oggi l’associazione è presieduta da Silvana Accossato, già Assessore allo Sport della Provincia di Torino nel periodo olimpico con Pierpaolo Maza Vicepresidente, a lungo dirigente sportivo e già vicepresidente del Toroc e con un consiglio direttivo composto da Paolo Anselmo, dirigente sportivo, Michele Calleri, presidente dell’associazione dei Volontari Olimpici Volo 2006 e Alice Varraso, social media manager.

Attività

L’Associazione dal 2014 ha proseguito nella realizzazione del Premio Bontempi-Laudi che è giunto ormai alla sua undicesima edizione.

Nel corso di questi anni sono decine le personalità e le realtà sportive che hanno ricevuto il premio nelle sue cinque sezioni: Enti e istituzioni pubbliche e private, Società e Associazioni sportive, Dirigenti tecnici e atleti, Scuole di ogni ordine e grado, Comunicatori di sport. Tra questi Sandro Donati, Mauro Valinotto, Claudio Arrigoni, Marco Dolfin, Paolo Sollier, Don Chiampo, Stefano Tallia e varie Associazioni benemerite.

Nel 2018 con la collaborazione della Regione Piemonte si è svolto un importante convegno nel quale è stata rilanciata la Carta Etica dello Sport Piemontese e sottoscritta da 174 amministrazioni comunali piemontesi e da oltre 1.500 associazioni, tecnici e atleti.

Nel 2019 si è avviata una collaborazione con la Fondazione CRC di Cuneo, con un progetto che ha visto coinvolto il liceo di sport di Mondovì.

Sempre nel 2019 si avviato un progetto con la Circoscrizione 7 di Torino che ha visto coinvolti due plessi scolastici del quartiere Aurora con il coinvolgimento di oltre 200 allievi e i loro insegnanti.

Sempre nel 2019 in collaborazione con il Politecnico di Torino e l’Associazione In Arch è stato assegnato il primo premio “I luoghi dello sport” Premio assegnato agli architetti Paolo Pettene e Stefano Longhi nell’ambito del Festival dell’innovazione promosso dall’Ateneo.

Nel 2020 malgrado gli effetti negativi della Pandemia è stato assegnato, in collaborazione con l’USSI un solo premio al giovane Lorenzo Chiarotti.

Il consiglio direttivo

Le prospettive ed i nuovi progetti

News

In occasione del “Giorno della Memoria” vorremmo ricordare alcune storie di sportivi che hanno dato un rilevante contributo allo sport italiano e che videro stroncata la loro vita negli inferni dei campi di sterminio e di concentramento nazisti a causa delle leggi razziali, volute dal regime fascista di Mussolini nel 1938 poi confermate dallo stesso Mussolini nel 1944 con la nascita della Repubblica di Salò e della sottomissione del regime fascista a quello hitleriano.


Arpad Weisz, ebreo ungherese, allenatore di diverse squadre, tra cui l’Inter e il Bologna contribuendo alla conquista di uno scudetto per i nerazzurri e di due per i rossoblù. A
causa delle leggi razziali dovette abbandonare con la sua famiglia il nostro Paese, trovando rifugio a Bardonecchia prima di raggiungere Parigi e poi in Olanda dove abitava
e lavorava senza problemi un alto numero di ebrei. Lui riprese ad allenare fino a quando la Germania invase anche il Paese dei tulipani. Arpad, la moglie Ilona, i figli Roberto di 12 anni e Clara di 8 vennero arrestati, caricati su un treno con destinazione Auschwitz dove moglie e figli furono immediatamente condotti nelle camere a gas mentre Arpad fu
destinato ai lavori forzati. Morì Il 31 gennaio del 1944.
Sulla storia di Weisz lo scrittore e giornalista Matteo Marani ha scritto un bel libro “Dallo scudetto ad Auschwitz”.

 

Vittorio Staccione, torinese, a 19 anni esordisce nella squadra granata dove vince lo scudetto (poi revocato). Poi in prestito alla Cremonese, quindi alcuni anni nella Fiorentina.
A causa della morte della sua bambina e di sua madre stenta a riprendersi e finisce a giocare a Cosenza, quindi a Torre Annunziata. Torna a Torino dove trova lavoro come
operaio e dove aderisce alle lotte operaie e intensifica la sua militanza antifascista. Già schedato dalla polizia segreta fascista viene arrestato con suo fratello Francesco e

consegnato ai tedeschi che lo deportano nel campo di concentramento di Gosen-Mauthausen dove, a causa delle sevizie, morirà insieme a suo fratello, pochi giorni prima

della liberazione del campo da parte degli americani.
E’ uscito da poco il libro “Il mediano di Mauthausen” di Francesco Veltri e Federico Molinaro, ed. Diarkos.


Carlo Castellani, fiorentino, giocò per nove stagioni nell’Empoli il cui stadio è tuttora a lui dedicato, e per tre anni nel Livorno, per poi proseguire la sua attività di calciatore in
squadre minori. Era il beniamino degli azzurri e per anni detenne il primato di miglior realizzatore dell’Empoli con 61 reti. In seguito agli scioperi del marzo ’44 i fascisti
rastrellarono scioperanti e cittadini inermi, tra cui il padre di Carlo, che si offrì di sostituirsi a lui. Fu deportato a Mauthausen dove morì di dissenteria pochi mesi dopo.

Ferdinando Valletti, veronese, anch’egli deportato a Mauthausen, fortunatamente ce la fece proprio grazie alla sua professione. Quella del calciatore. I primi calci nell’Hellas
e,dopo essersi trasferito a Milano per lavorare all’Alfa Romeo, trovò spazio nelle giovanili del Milan. Quando i suoi sogni di calciatore professionista si stavano avverando viene arrestato dai legionari fascisti della “Muti” per aver attivamente partecipato agli scioperi del marzo ’44. Dopodiché viene consegnato ai nazisti che lo deportano laddove

probabilmente incrociò Staccione e Castellani. Viene anch’esso ingaggiato per giocare delle partite con le SS riuscendo a resistere fino alla liberazione del campo. La figlia
Manuela ha scritto un libro “Deportato I 57633 voglia di non morire. La storia incredibile del deportato calciatore”. Sempre con lo stesso titolo esiste un docufilm del regista Mauro Vittorio Quattrina.

 

Erno Erbstein, ebreo nato in un paesino che allora era ungherese ed ora è territorio rumeno, venne a giocare in Italia a Vicenza, quindi una esperienza negli Usa per poi
tornare in Ungheria. Torna da allenatore in Italia a Bari, poi a Cagliari, alla Lucchese e infine al Torino. A causa delle leggi razziali deve lasciare tutto, insieme alla sua famiglia. Vi sarà un lungo peregrinare e vivranno momenti drammatici rischiando più volte la cattura. Verso la fine della guerra, anche grazie al presidente granata Novo, che per un certo periodo lo nasconde, tutta la famiglia si ritrovò a Torino. Guidò successivamente gli “invincibili” con i quali perse la vita a Superga.


Raffaele Jaffe è meno conosciuto di Weisz ed Erbstein, anche se a Casale Monferrato ha lasciato un ricordo indelebile. Astigiano, di origine ebraica anch’esso, laureato in scienze naturali e chimica, si avvicinò allo sport e precisamente al calcio sulla “via di Caresana”, un paesino del vercellese. Si entusiasmò talmente tanto a vedere una partita di calcio che, con alcuni suoi amici decise di fondare una squadra sulle ceneri della vecchia Robur, con le maglie nere in contrapposizione ai bianchi rivali della Pro Vercelli. Da Presidente del Casale vinse lo scudetto del 1914. Nel 1944 i fascisti lo arrestarono e dopo alcuni mesi trascorsi nel campo di Fossoli fu deportato anche lui ad Auscwitz dove fu gasato il giorno stesso del suo arrivo.

 

Leone Efrati, pugile romano. Alla fine degli anni ’30 fu giudicato tra i migliori “pesi piuma” del mondo. A causa della sua appartenenza alla religione ebraica subì il rastrellamento e deportato direttamente ad Auscwitz, dove fu costretto a battersi contro pugili più pesanti di lui. Un girono, per difendere il fratello anche lui deportato, si scagliò contro alcuni kapò. I soldati nazisti intervennero riducendolo a terra moribondo. Finì nei forni crematori del campo di Ebensee il 17 aprile 1945.

PREMIO I LUOGHI PER LO SPORT
e
CERIMONIA DI CONSEGNA DELLE BORSE DI STUDIO DUAL CAREER DEL POLITECNICO DI TORINO

 

VENERDI’ 28 gennaio ore 16

Salone d’onore del Castello del Valentino

 

 

Introduzione e saluti di Politecnico di Torino, Etica e Sport, IN/Arch Piemonte, Città di Torino, Regione Piemonte

Consegna borse di studio Dual Career

 

Tavola rotonda con: 

  • Luigi Ludovici, Sport e Salute
  • Debora Miccio, Istituto per il Credito Sportivo
  • Paolo Bouquet, presidente nazionale di Unisport Italia
  • Paolo Pettene, architetto membro della giuria del premio I luoghi per lo sport
  • Paola Malabaila, presidente Ance Piemonte

Conduce Fabio Passoni, responsabile Tsport-Sport&impianti

Consegna dei premi i Luoghi per lo sport

Diretta streaming sul canale Facebook Politosport