Un calcione all’Etica

Non è cominciata ieri la demolizione di ogni etica nel mondo del calcio, mondo autoreferenziale che è stato messo in quarantena ormai da tempo da parte di quell’altro mondo ben più grande, ancorché tutt’altro che perfetto, che è quello dello sport. Non è cominciata ieri la vergogna, ma si è scesi ancora uno scalino più in basso e non è detto che arrivati al fondo della spirale ci si debba fermare: si può sempre cominciare a scavare.
Ieri derby di Torino, corretto in campo, inaccettabile fuori.
Non va bene far passare l’autobus della Juventus in mezzo a due file di imbecilli che nel migliore dei casi sbavavano come cani arrabbiati e nel peggiore tiravano le pietre, ma se chi guidava il servizio d’ordine è sicuramente un incapace, quelli che hanno dato luogo all’assalto sono dei delinquenti, non tifosi, ma delinquenti e basta.
E’ altrettanto sciocco aver deciso di inserire fianco a fianco, curva e settore ospiti (ma non volevamo fare gli stadi senza barriere soltanto un anno fa ???) ma direi che non è nemmeno ipotizzabile che ci sia davvero un delinquente capace di lanciare una bomba carta dall’area bianconera in mezzo al pubblico granata con la certezza di fare almeno dei feriti. E infatti sono una decina quelli finiti in ospedale e per fortuna, soltanto per fortuna, nessuno al cimitero.
Cosa dobbiamo dire e fare noi che cerchiamo di premiare ogni anno chi ha la fantasia di inventare qualcosa di nuovo, di bello, di etico per unire al piacere del praticare uno sport anche la consapevolezza di aver fatto un’azione utile ?
Ci domandiamo cosa abbiano in comune i ragazzini di “Nessuno fuori gioco” con i professionisti del derby e dopo la prima, istintiva risposta negativa, sorge più che un dubbio, anzi quasi una certezza. Quelli in campo sono la parte sana, giocano per un risultato, per guadagnare cifre sì spropositate, ma hanno la volontà per giocare con entusiasmo, ardore, voglia di vincere che comprende anche quel tanto di trasgressione che tocca all’arbitro frenare.
Il sorriso in mezzo al barbone di Pirlo dopo il gol e il suo scuoter la testa dopo il palo, non c’entrano nulla nè con i milioni guadagnati né con i delinquenti di cui sopra. C’è soltanto la soddisfazione di far bene il proprio lavoro che rimane al tempo stesso il massimo divertimento. E così è stata la festa attorno a Darmian quasi imbarazzato dall’aver trasformato un proprio errore in una prodezza a distanza di due o tre secondi?
Deve e può partire dai calciatori il riscatto, dalla loro presa di coscienza guidata da quell’AIC che fin da un tempo lontano li ha fatti uscire tutti assieme dal ruolo di schiavi ben pagati, ma schiavi, che ha contribuito attraverso l’applicazione costante di Sergio Campana a far studiare ciascun ragazzo un poco di più, ad assicurargli un futuro almeno dignitoso attraverso l’accantonamento in vista di una pensione certa, a creare e dare dignità al ruolo che per pochi è di divo e per molti di semplice lavoratore, seppure ben più fortunato di tanti altri.
Ora alla guida dell’AIC c’è Damiano Tommasi, quarant’anni e un grande passato dietro le spalle. E’ stato un campione ed è un uomo di valore. Tocca a lui cercare di dare un futuro a questo mondo attraverso una presa di potere reale in federazione. rispetto agli squallidoni di adesso i Tavecchio, i Lotito, e anche molti altri di quelli che vengono ossequiati ogni domenica nei salotti TV. Sono loro i colpevoli, e da loro non ci si può aspettare un riscatto

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