“Mr. DIAVOLO e Miss ACQUASANTA” di Giorgio Viglino L’inevitabile incontro tra Alex Schwazer e Sandro Donati

L’iconografia consueta è quella che ci consegna la rigogliosa pianta dello sport assediata da un nemico spietato, il doping, e difesa dai cavalieri della purezza, i cacciatori dei reprobi. Sempre nella vulgata comune il doping svela se stesso minando dall’interno i campioni più celebrati distruggendone anima e risultati, e ogni volta grazie ai cacciatori trionfa il bene assoluto ovvero la purezza dello sport.

Beh! Insomma, non tutto è proprio così chiaro e così semplice. Il doping è sicuramente un fenomeno negativo, pericoloso, e ormai ben radicato. Rovesciando la piramide, il fenomeno più preoccupante è la diffusione alla base. L’uso generalizzato nella grande massa dei praticanti promuove una colossale operazione di malavita incentrata sul commercio di centinaia di prodotti che vanno dagli integratori agli anabolizzanti: ovviamente i praticanti non si rendono conto di far parte di questo enorme e illecito business e nemmeno sanno di mettere a rischio la propria vita,. Per ampliare o anche soltanto mantenere la loro rete di consumatori, i venditori di doping devono avere i loro testimonial e quindi si sale verso la vetta e si arriva ai campioni. Se poi uno su dieci dei grandi viene pizzicato, pazienza, lo si butta via, tanto è solo un danno collaterale.

Abbiamo quindi già due categorie di colpevoli, i venditori e i campioni, ma ce ne sono altri. I venditori guadagnano molto/poco a seconda dei diversi livelli nella banda di malaffare ma comunque, vivendo border-line, una volta entrati nel giro sanno già che non potranno mai più uscirne. Quindi diamoli cinicamente per persi. I campioni, non tutti ma tanti in più di quelli che vengono scoperti, accettano di partecipare a quello che viene enfaticamente definito come “complotto contro lo sport pulito”, perché non possono farne a meno: gli viene imposto da chi li paga direttamente, quindi le società, le squadre, le federazioni. Eccoli gli altri colpevoli, sul piano etico i maggiori colpevoli.

Il sistema organizzativo dello sport professionistico è ideato per spremere dall’atleta ogni goccia che contribuisca alla costruzione dello spettacolo a alla redditività del business: quindi calendari oltre il limite del possibile, allenamenti proibitivi, inseguimento del risultato con una deviazione, meglio una devianza, nella costruzione della vita del giovane atleta. Come esempio prendiamo il ciclismo che ha dilatato a 11 mesi su 12 l’attività degli atleti di alto livello. E vincere è un dovere anche se in ogni gara c’è spazio per un solo un “Numero 1”.

 

 

Negli sport individuali c’è una linea di resistenza possibile, data dalle capacità del fuoriclasse, in quelli di squadra nemmeno quella, perché è praticamente impossibile tener duro anche da parte del singolo fenomeno, si tratti di doping puro o eccesso di medicinali somministrati a persone sane.

Dall’altra parte della barricata i combattenti antidoping hanno caratteristiche diverse, c’è il Savonarola indefesso, il dopatore pentito, quello che è finito per caso da quella parte e non può più tornare indietro, qualcuno che ci crede davvero, le suffragette/i che scrivono o parlano convinte/i di essere in missione per conto di Dio, e infine i professionisti della Wada (Word Anti-Doping Agency) qualcosa come i professionisti dell’antimafia individuati da Sciascia. Tutti questi partono dall’aver la ragione dalla propria parte, ma non è che siano poi tanto meglio dei campioni corrotti, che sono in fondo più vittime che colpevoli.

Il quadro è questo, ma ecco che l’attualità ci consegna il miracolo: un Diavolo, Alex Schwazer, e un portatore di acquasanta, Sandro Donati, escono dalla loro barricata e provano a lavorare insieme verso una prestazione sportiva comune e vincente al massimo livello l’Olimpiade.

Alex Schwazer ha raggiunto il culmine della carriera come campione olimpico nella 50km di marcia a Pechino 2008. Poi si è buttato via dopandosi e scappando dai controlli finché lo hanno pizzicato giusto alla vigilia dei giochi di Londra 2012

Sandro Donati è da una quarantina d’anni uno dei più bravi e controversi tecnici di atletica leggera, con incursioni frequenti in altre discipline come calcio e ciclismo, capo del centro ricerche del Coni. Controverso ma coerente Donati, perché ha denunciato tutto i denunciabile (oltre al doping anche gli scandali dei tre sport frequentati), addirittura dall’interno quando era responsabile del settore “Ricerca e Sperimentazione” del Coni. Poi nel 2006 quella dirigenza, fortunatamente ormai archiviata, riuscì a spedirlo a casa.

Schwazer vuole rientrare a Rio nella prossima Olimpiade, la squalifica inflittagli finisce prima dell’inizio dei giochi, e Donati è disposto ad allenarlo ma senza scorciatoie. E’ una strana coppia e va seguita con simpatia, perché è giusto che un ragazzo travolto dalle ambizioni smodate della sua federazione, la Fidal, abbia la possibilità di riscattarsi, e che un tecnico ormai piuttosto maturo, ma più bravo proprio per l’esperienza maturata possa misurarsi nella “mission impossible” impresa impossibile della propria vita.

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P.S. : Carolina Kostner, ex-fidanzata di Alex, è ai “domiciliari” sportivi con una squalifica monstre di 1 anno e mezzo, perché non ha fatto il Giuda proprio con l’uomo che amava. Ora dovrebbero semplicemente liberarla con tante scuse.

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